17.04
Pubblichiamo l’articolo, apparso su Il Tirreno del 15 aprile, che racconta delle quattro famiglie che si sono trasferite a Pari grazie all’iniziativa Persiane Aperte dell’Associazione Sette Colli.
CIVITELLA MARITTIMA. Le persiane, alla fine, si sono aperte per davvero. Pari ha vinto la sua scommessa e il registro dei residenti segna ora un più diciassette, tanti quanti sono i nuovi parigiani “arruolati” per ripopolare il paese. Anzi, diciotto.
È passato un anno dal debutto di “Riapriamo le persiane”, il progetto della locale associazione Sette Colli che offriva case gratis o ad affitto agevolato – facendosi carico delle spese – a famiglie disposte a vivere a Pari e a restituire vita a un borgo che pareva destinato a estinguersi per la lenta emorragia di abitanti. Ieri il Tirreno è tornato su queste colline che si affacciano sulla val di Farma, al confine con la provincia di Siena, per vedere come è andata. E ha trovato un fiocco rosa.L’anagrafe non ci credeva. La piccola Sonam è nata l’11 marzo scorso ed è la figlia di Mario e Janina, oltre che la sorellina di Deleg, 3 anni, e la prima bambina registrata a Pari dopo due anni. Il simbolo più autentico di una rinascita che ha imboccato la strada giusta. «All’anagrafe quasi non ci credevano», racconta babbo Mario. La sua famiglia è uno dei quattro nuclei familiari che si sono trasferiti a Pari grazie a “Riapriamo le persiane”. Scelti dall’associazione tra oltre 400 candidati che si erano fatti avanti da tutta Italia e da mezzo mondo, sono stati i primi ad arrivare in paese, a luglio.
Mario Apicella è originario di Bari, Janina, 36 anni, è rumena, ma entrambi da anni vivevano ad Arcidosso per seguire gli insegnamenti di Namkhai Norbu, maestro buddista a Merygar. Agronomo lui, maestra d’asilo e traduttrice lei, vivono proprio nel centro del paese. «Un amico ci ha detto di questa iniziativa – spiega Mario – e noi, che eravamo alla ricerca di una casa più piccola, abbiamo mandato il nostro curriculum».
Primo requisito, i bambini. Le famiglie dovevano rispondere, infatti, a precisi requisiti: avere dei bambini prima di tutto, poi non essere in emergenza abitativa ma fare una “scelta di cuore”. «Di questa casa ci ha incuriosito il fatto che il letto avesse un lettino estraibile sotto, quasi un auspicio per accogliere un altro figlio». E così è stato.
Mentre Janina prepara il caffè, Sonam, che in tibetano significa “accumulatrice di meriti”, dorme sul divano e Deleg, “sempre felice”, che oggi ha deciso di essere Lancillotto e svela di saper volare, corre in su e in giù per la stanza, una delle quattro della casa, che ha anche un bel balcone e una luminosa porta finestra che si affaccia sul giardino sul retro. A metterla a disposizione dell’associazione, una coppia di medici.
La casa fa anche da studio per Mario, che lavora per diverse aziende del territorio e non ha la tv. Qui non ce n’è bisogno. «I bambini vanno a giocare fuori come facevamo noi negli anni Cinquanta – racconta Mario – e, come un tempo, tra compaesani ci si aiuta l’un l’altro. Il paese ci ha accolti benissimo, del resto è facile assaporare l’atmosfera che c’è qui: sembra un posto irreale, perfettamente in ordine e ristrutturato. Uno si immagina che siano arrivati chissà che fondi dall’Unione Europea, invece hanno fatto tutto gli abitanti di tasca propria». Tommaso Minacci, presidente dell’associazione, che ci accompagna, sorride e annuisce.Dal Friuli in cinque più cento. Le persiane si sono riaperte non solo in paese, ma anche in campagna. Grazie a Michele Branchetti, classe 1976, e Pamela Maggioni, del 1978, che, da Livorno il primo e da Cavazzo Carnico in Carnia, Friuli, la seconda, sono arrivati a Pari con i figli Castana, 11 anni, Gelso, 6, e Aloe, 9. I cui nomi tradiscono subito quale sia la vera passione di questa coppia.
«Avevamo una piccola azienda agricola in Friuli, dove allevavamo anche pecore, capre e altri animali», racconta Michele davanti a una tavola imbandita di vino, pizza appena sfornata da Aloe e arista di cinta senese affettata a mano. Tutto fatto in casa e apparecchiato in un bel salone con travi di legno a vista, caminetto e sedia a dondolo, piatti e disegni di Pamela alle pareti. «Un giorno ero con il gregge in transumanza a Livorno e ho letto sul Tirreno che a Pari c’era questa iniziativa». La famiglia non ci pensa due volte. «A me la Toscana è sempre piaciuta – racconta Pamela – così quando Michele ha avuto il desiderio di tornare, l’ho capito. E poi per me la natura, l’agricoltura e i bambini sono la passione della vita».
Il problema è traslocare e trovare un posto adatto a tenere cento pecore, quattro asini e diverse casette di api. Tanti nuovi abitanti “atipici” che Minacci non si aspettava. «Quando ho visto la richiesta mi è preso un colpo – racconta il presidente di Sette Colli – e mi sono detto: “E ora dove li metto?”». Poi, la soluzione.
Il podere dell’avvocato. Ai piedi del paese c’è un bellissimo podere in pietra, con ettari di terreno intorno e tutta la natura che i Branchetti possono desiderare. Appartiene alla famiglia Ghedini – quella dell’avvocato e parlamentare Niccolò – che dà tutta la sua disponibilità. E così babbo, mamma, figli e azienda passano Alpi e Appennini e finiscono sui colli grossetani. Un’intera famiglia in transumanza. «Mia moglie è titolare dell’azienda – spiega Michele – e io sono stato assunto dai proprietari del podere. Abbiamo il pullmino che porta i bimbi a scuola e di questo devo ringraziare il Comune perché per arrivare qui deve fare davvero un bel giro. Insomma, penso proprio che per i prossimi trent’anni saremo parigiani».Come fossero nati qui. L’ultima famiglia che visitiamo è quella di Patrizia Ciommi (la quarta famiglia, originaria del Marocco ma in Italia da 20 anni, era fuori paese). Arrivata da Orgosolo, in Sardegna, ma in Toscana già da 12 anni, Patrizia ha 36 anni e abita con i due figli, Vittorio di 8 e Maria di 11, e il compagno Claudio di 30 anni nella frazione di Ferraiola.
«Sembra che stiamo qua da sempre – racconta accogliendoci in sala – e invece ci siamo trasferiti solo a settembre. Pari lo conoscevo per le feste che ci vengono organizzate: non pensavo che un giorno avrei dato un mano anch’io».
Il borgo conta cinque famiglie, ma Patrizia non si lamenta. «Il fornaio passa tutte le mattine dalle 8 alle 9, ed è venuto anche quando c’era la neve. Una volta a settimana un piccolo generi alimentari mobile si ferma e possiamo comprare quello che serve. Ogni due settimane viene anche il fruttivendolo. Dico la verità, avevo terrore che non ci fosse il pullman per portare Vittorio a scuola. Invece siamo collegati meglio che a Roccastrada. Due volte a settimana il Comune porta i bambini in piscina a Grosseto. Non ci si può lamentare. Magari, per noi, un bancomat e l’ufficio postale…».
Famiglie diverse, ma con una cosa in comune: la voglia di condividere un progetto di vita e di riportare, a loro volta, la vita nel piccolo borgo. E ci stanno riuscendo.













































